IL MONUMENTO ALLA FAMIGLIA UMANA
DI VENTURINO VENTURI
Non c'è frattura, nemmeno spostamento tra l'Uomo d'oggi e altre opere grafiche di Venturino Venturi, e il ciclo di sculture culminante in questo monumento alla Resistenza che si è trasfigurato in una sorta di inno sacro alla famiglia umana.
Immagini e forme dello scultore, andando oltre ogni formato e ogni tecnica, tendono in questa ispirazione sempre più a proiettarsi sullo spettatore, a investirlo con un assalto incalzante, a chiedergli una partecipazione emotiva e senza contrazioni o riserve, e una volta implicati e coinvolti la fuga è impossibile, è forza dialogare con queste figure dilatate o avventate, ovvero cariche d'imperiose interrogazioni sul nostro essere, a cui è difficile scampare
.I parchi della rimembranza di tradizione naturista romantica e inglese e i monumenti ai caduti nella Grande Guerra sorsero in ogni paese, in ogni più piccola frazione d'Italia, coniugandosi impulsi spontanei con promozioni intenzionate e campagne di propaganda di un patriottismo declinante nel nazionalismo che a sua volta tendeva a trasformare l'unità nel sacrificio per la vittoria in un vincolo di affidamento a un partito unico .
Sia nel loro ricordare una gloria e un merito per la patria che era stato comune a molti milioni di cittadini d'ogni ceto e specialmente di lavoratori, sia nel repertorio figurale e simbolico dei bronzi e dei marmi che spesso ricalcavano temi religiosi, queste decine e decine di migliaia di monumenti periferici ai caduti costituirono una sorta di autentica pop art, che fu operata in forme artistiche anch'esse generalmente tradizionali da artisti professionisti, artefici e artigiani, con un'omogeneità che ne fa ancor oggi un rilevante, sebbene non avvertito né commentato evento di cultura pubblica e popolare.
La scultura pubblica creata da Vanturino Venturi per la sua patria di Loro Ciuffenna e per tutta la sua terra e collocata dalle sue rappresentanze 35 anni dopo la liberazione del paese, non è da me considerata tanto nel suo intento di ricordare la tragedia di questo popolo e di questo territorio devastato dalla violenza brutale di chi serviva un disegno di dominazione schiavistica del mondo, quanto nel suo interiore significato universale, che per virtù d'arte trascende una vicenda pur tanto umanamente degna di memoria e di memoria e di meditazione.
La grande stele piramidata di Venturino Venturi, scolpita in un marmo apuano consanguinei delle pietre dell'Appennino, si svolge a monte e a valle, alla terra e al cielo, è fatta per esser veduta a distanza e dal suolo, come un culmine montano anch'esso, secondo la visione di Michelangelo che voleva scolpire una vetta delle Alpi Apuane perché i naviganti potessero vederla di lontano dal mare.
E certo lavorando la sua opera a Pietrasanta Venturino avrà ricordato il suo grande predecessore e quasi conterraneo, che ha voluto seguire anche nello scalpellare dal vivo con le nude intelligenti mani la materia sorda da animare sino alla vita perenne e irrevocabile. In una certa misura le schegge, che riportano in modo così immediato e scottante ai primi insorgenti rilievi della preistoria, si situano sullo stesso percorso d'ispirazione da cui è uscita, più trionfalmente imperativa, la grande piramide di Loro Ciuffenna.
Su un versante la donna, la madre che stringe a sé un bambino, sul versante opposto un uomo eretto in un atteggiamento fermo e possente.
Il tema unificato dalla veduta alternativa e complementare è quello di una famiglia i cui membri originari, spalla a spalla, guardano il mondo esterno dov'è l'eterna lotta per la vita che si fronteggia, ma da una solidarietà che nella difesa e nella conquista include l'amore e la generazione, l'esaltazione dell'essere e la sua consegna etica al futuro.
E' questa di Venturino una semplice e augusta epopea dell'uomo e del suo eterno destino e infatti le figure intere, non solo con gli occhi, guardano al futuro infinito dal loro passato immemorabile. La famiglia umana ha qui, tra questi monti e sotto il celeste ritmo dei giorni e delle stagioni, una presenza eccezionalmente vivente e suscitatrice.
(tratto da: C.L.Ragghianti in "35° Anniversario della Liberazione del Pratomagno. 1944-1979. Loro Ciufenna 22-23 Settembre 1979", Firenze, Stampa tipo-lito n.g.f., 1979)
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