La Rificolona
tratto da P.Bonci, La rificolona tra sacro e profano,
Documenti per la storia delle tradizioni popolari e religiose sangiovannesi, San Giovanni Valdarno, 1995
Molto è già stato scritto sulle origini della Rificolna sangiovannese e sulla sua particolare connotazione, legata, come le altre feste della tradizione popolare e religiosa locale (Perdono, Uffizi di carnevale e perfino la festa del Santo Patrono della città), alla miracolosa immagine di Maria SS.delle Grazie che si venera dal XV secolo nel tempio più celebre della città. Perciò sarà forse opportuno tentare di fare un passo avanti, per vedere come la festa è andata via via evolvendosi nel corso degli ultimi decenni, a partire dai primi anni del nostro secolo, fino al secondo dopoguerra, allorquando la Rificolona si rinnova e prende una nuova veste, quella che ancora oggi conosciamo, attraverso le fonti d'archivio, la tradizione orale e le testimonianze fotografiche.
Agli inizi del '900, un anno dopo i grandiosi festeggiamenti in onore di Masaccio nel 5° centenario della sua nascita la città di San Giovanni vive ancora un momento esaltante della sua storia per un altro centenario che viene celebrato anch'esso solennemente, il 2° dell'incoronazione della sacra immagine dell'insigne Oratorio, le cui feste iniziano il 14 maggio e si concludono l'8 settembre.
Nel programma delle feste insieme alle messe pontificali, ai vespri, alle processioni e ai pellegrinaggi, troviamo "Anche i divertimenti popolari come le corse di cavalli, i fuochi artificiali, il cinematografo, le tombole, ecc
Tutto questo denoterebbe che ancora, dopo due secoli, non si era spenta l'eco dei festeggiamenti dell'incoronazione della Madonna delle Grazie, che furono non meno grandiosi di questi, con luminarie, lampioncini luminosi (rificolone), fuochi e luci, forse mai visti prima di allora; quindi è ragionevole ritenere che, con le celebrazioni del secondo centenario, anche la vigilia della solennità della Natività di Maria entrasse ormai nella tradizione religiosa e popolare sangiovannese.
E così è stato per tutto il secolo, a parte momenti di stasi nei periodi delle due guerre mondiali, oppure a causa di vicende umane legate alle ideologie del tempo, che fecero accantonare per un po' molte buone intenzioni.
Tuttavia, nei primi due decenni del secolo, le tradizioni popolari e religiose, tra alti e bassi, venivano in qualche modo salvaguardate, compresa la Rificolona.
C'è stata un'epoca, a cavallo fra le due guerre mondiali, in cui a S.Giovanni il Carnevale e la Rificolona, ma anche le belle tradizioni del Perdono e degli Uffizi oltre a quelle musicali e teatrali, hanno vissuto uno dei momenti migliori della loro esistenza.
Naturalmente, i mezzi di allora erano limitati e, pur di mettere in piedi qualcosa, ci si arrangiava come meglio si poteva, più che altro ricorrendo alla fantasia; ad esempio, la maggior parte delle rificolone venivano fatte con le zucche, che non costavano niente ed erano di facile reperibilità nella campagna circostante se notte tempo si riusciva a farla franca.
Ma la Rificolona, così come la conosciamo oggi, viene rilanciata nel secondo dopoguerra dal curato della Basilica, don Gino Pagnini (1938-1949), che fra l'altro stava rivitalizzando una serie di tradizioni che ruotavano intorno alla venerazione della Madonna, come il Perdono, gli Uffizi, i pellegrinaggi ed altro.
Don Pagnini, per l'aspetto religioso della festa, ebbe la felice idea di proporre la benedizione di tutte le rificolone (in realtà dei bambini che le portavano e dei loro genitori o nonni), prima della sfilata per la "via maestra", in piazza della Basilica davanti alla Madonna delle Grazie.
La proposta venne accolta con entusiasmo dalla popolazione e da questo momento crebbe, anno dopo anno, il numero dei bambini che per la Festa delle Rificolona affluivano sotto il santuario, con almeno una rificolona in cima alla canna, mentre i più grandi vi si recavano a frotte con le zucche in testa.
Contemporaneamente, sul piano profano e folcloristico, un gruppo di persone che abitavano nella zona del Calambrone, quasi tutti i dipendenti della Ferriera, o che animavano il Circolo ricreativo aziendale dello stesso stabilimento "La Perla", pensò di far proseguire qui la festa dopo la benedizione, tra musiche e balli, e con la premiazione delle rificolone più belle.
Da allora in poi c'è stata una vera e propria gara; qualcuno è riuscito veramente a creare rificolone bellissime e sono venuti fuori pregevoli lavori, alcuni dei quali non è azzardato definire di autentico valore artistico.
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