LUNGO LA STRADA PROVINCIALE DI "SETTEPONTI".

Pierluigi Ermini

Questo itinerario ricalca il vecchio tracciato della via romana "Cassia Vetus", lungo le colline che sono situate ai piedi del Pratomagno ad una quota media di altezza di circa 300 metri, dalla quale si possono dominare sia il fondovalle che le colline e di monti del Chianti.

Percorreremo la strada in direzione Arezzo - Firenze partendo da Ponte a Buriano, località che prende il nome dall’antico ponte di età romanica, che sembra addirittura essere il ponte che Leonardo da Vinci ha disegnato quale sfondo del suo capolavoro "La Gioconda".

Dopo pochi chilometri si incontra Castiglion Fibocchi, antico castello di origine medioevale che conserva ancora oggi l’antico impianto urbanistico del borgo. Di esso rimangono anche le antiche strutture murarie di "Torre Fredda" che facevano parte del sistema difensivo del castello. Il Palazzo Comunale realizzato verso la metà del 1800, durante un intervento di restauro nmei primi anni del 1900, fu trasformato nell’attuale aspetto di chiaro stile medioevale.

Da segnalare nelle vicinanza di Castiglion Fibocchi la presenza dei ruderi della pieve di San Quirico la cui origine si fa risalire al periodo paleocristiano .

Terminata la visita al piccolo comune, lasciando per il momento la Setteponti, si può percorrere a sinistra la strada che conduce al centro di Laterina costruita su un piccolo altipiano e che nel medioevo fu castello degli Ubertini, rivali di Firenze. Essa è circondata da alte mura che rendevano il borgo difficilmente penetrabile. Ma nel fondovalle si sono avuti ritrovamenti di insediamenti in epoca romana. Il paese vecchio si distende lungo la collina e passeggiando lungo le antiche mura del castello si può godere di un ottimo panorama sia del fondovalle verso il fiume Arno, sia del Pratomagno con il caratteristico paesaggio delle balze. Da non dimenticare una visita alla chiesa di S. Ippolito e Cassiano del 1400 in stile neo - romanico con un bellissimo affresco raffigurante una Madonna in trono col Bambino della prima metà del XVI^ secolo.

Tornando sulla nostra via principale arriviamo al bivio per il "Borro", antica località medioevale che risale al primo millennio. Tutt’oggi il visitatore è colpito dal fascino di un luogo che sembra non aver subito i mutamenti del tempo. Esso è oggi centro di notevole interesse turistico.

Il nostro itinerario prevede poi una breve sosta al centro di San Giustino Valdarno nel comune di loro Ciuffenna, dove si può visitare la pieve romanica del XII^ secolo, il cui interno è stato completamente ripulito dagli abbellimenti barocchi e riportato alla sua struttura originale.

Riprendendo la Setteponti , un chilometro prima di arrivare all’abitato di Loro Ciuffenna, curvando a destra e salendo lungo una ripida salita si arriva al borgo di Gropina, dove è situata la Pieve Romanica di S. Pietro, tra le più belle della Toscana.

Lasciata l’auto e percorsi pochi metri la pieve ci apparirà in tutta la sua bellezza. L’attuale struttura fu costruita intorno al XII^ secolo e la pieve assunse una grande importanza in tutto il territorio. Si può certamente considerare la pieve di Gropina come uno degli esempi più raffinati ed eleganti di questo genere di chiesa incentrata tutta sull’armonia e l’architettura della sua costruzione.

Tornati sulla strada provinciale si entra nell’abitato di Loro Ciuffenna, paese che ha mantenuto molti degli aspetti dell’antico castello. Dalla porta di ingresso al paese di epoca romanica, alle vecchie mura di cui ancora rimane traccia, al quartiere del "fondaccio" con un intreccio di piccole strade ancora lastricate in pietra, per finire al ponte sul torrente Ciuffenna, tutto ci ricorda, in questa cittadina la sua origine medioevale.

Una visita sicuramente merita il museo di Venturino Venturi presso il Palazzo Comunale, dedicato al famoso pittore lorese ancora in vita che ha donato molte delle opere da lui realizzate alla sua città.

Dalle colline sopra Loro Ciuffenna si snodano anche delle bellissime passeggiate lungo la campagna verso le pendici del Pratomagno, di inoltrarsi in una fitta vegetazione boschiva, e godere di un panorama completo della vallata immersa tra ulivi e vigneti.

Molti sono i luoghi in questo versante della montagna dove è possibile trascorrere un periodo di vacanza a contatto con la natura (Anciolina, Montelori, La Trappola, ecc..).

La via di Setteponti poi ci conduce verso il comune di Castelfranco di Sopra attraversando l’antico abitato di Montemarciano, antico castello dei Pazzi di Valdarno dove sono ancora ben visibili le due porte di accesso al borgo, e di poter ammirare, nei pressi della località Piantravigne la veduta delle balze dell’acquazolfina, che si sono formate attraverso un fenomeno di erosione del terreno che ha dato vita ad una serie di strutture rocciose particolari, come la "balza della piramide", piccola collinetta dall’aspetto piramidale.

Nei pressi di Castelfranco di Sopra incontriamo un’altra bellissima chiesa la Badia di S. Salvatore a Soffena, abbazia costruita nel secolo XI^ sulle vestigia di un vecchio castello. Al suo interno sono visitabili bellissimi affreschi di Paolo Schiavo e di Giovanni di Ser Giovanni detto "Lo Scheggia", fratello di Masaccio.

Castelfranco di Sopra è una delle tre terre nuove costruite dalla Repubblica Fiorentina, che mantiene ancora inalterata l’antica struttura urbanistica tipica di queste fortificazioni. Da ammirare la Porta Fiorentina, porta di ingresso al paese, detta Torre di Arnolfo di Cambio, da molti ritenuto il progettista delle terre nuove, così come splendida è la piccola struttura del Palazzo Comunale, situato al centro della piazza principale, il cui piano terra conserva intatto la sua origine trecentesca.Il Palazzo presenta nella facciata esterna molti stemmi dei vicari che nel corso dei secoli hanno governato il castello.

A metà della via principale sorge la chiesa di San Filippo del 1630 il cui interno è in stile barocco e ricco di opere d’arte.

Nei dintorni di Castelfranco possiamo ricordare il borgo di Pulicciano,situato ad oltre 600 metri di altitudine, oggi luogo di villeggiatura con uno splendida visione sull’intera vallata. Lungo la strada è visitabile la chiesa di San Michele del XIII° secolo.

Giunti al termine del nostro tragitto lungo la via di Setteponti, in questo percorso immerso tra storia, natura, arte e religione, una visita non può mancare la comune di Piandiscò, dove sorge la pieve romanica di S. Maria a Scò, una delle più antiche del Valdarno, ricordata in documenti addirittura dell’inizio dell’anno 1000. Al suo interno sono conservati affreschi attribuiti al pittore paolo Schiavo.

Piandiscò assunse notevole importanza intorno al XV^ secolo, in quanto era attraversato da una importante via di comunicazione, appunto la Setteponti, sulla quale si affacciava la Pieve di S. Maria a Scò, che divenne non solo simbolo spirituale, ma centro del potere ecclesiastico. Differentemente invece da quanto accadde sotto l’aspetto amministrativo e politico, in quanto Piandiscò assunse una piena autonomia solo nel 1800, dipendendo in precedenza da Castelfranco. Ciò era dovuto al fatto anche che per secoli Piandiscò, diversamente dagli altri paesi, era suddiviso in vari insediamenti abitativi senza un nucleo centrale.

Dal Valdarno Superiore Aretino la via di Setteponti conduce poi nell’area del Valdarno Superiore Fiorentino incontrando paesi come Reggello dove è possibile ammirare la stupenda pieve romanica di S.Pietro a Cascia che custodisce una delle opere più importanti di Masaccio, il "Trittico di San Giovenale", per poi proseguire lungo le pendici del Pratomagno verso Vallombrosa a 1000 metri di altezza, località immersa in boschi di faggio e dove si può visitare l’antica abbazia dei monaci vallombrosani.

Partiti da Ponte a Buriano ai confini di Arezzo siamo giunti quasi nelle vicinanze di Firenze lungo un percorso che attraversa tutta la catena del Pratomagno. Un itinerario che da millenni l’uomo attraversa e lungo il quale l’uomo ha lasciato impresso nei secoli la sua storia, il suo pensiero, la sua arte e la sua fede a contatto con la natura .

Una natura che ancora oggi si esprime in tutta la sua bellezza e forza, donando all’uomo quelle risorse materiali e spirituali che gli permettono di vivere in un territorio dove la qualità dell’esistenza è dettata anche dal contatto con la campagna, i boschi, i corsi d’acqua, le colline ed i monti presenti in questa terra situata nel cuore della Toscana.

Pierluigi Ermini

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