IN RICORDO DEL PIEVANO

GIOVAN BATTISTA SALIMBENI

di Rodolfo Valorosi Massai

in "II Centenario della nascita del pievano Giovan Battista Salimbeni 1797-1997. Chiesa di S.Pietro a Presciano 29 ottobre-2 novembre 1997". Parrocchia di S.Pietro Apostolo in Pieve a Presciano-Comune di Pergine Valdarno-Biblioteca Comunale-Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Arezzo.

 

Il pievano Salimbeni segnò indelebilmente, nei 54 anni del suo servizio pastorale a Pieve a Presciano (Pergine Valdarno -Arezzo), ogni aspetto della vita di questa comunità.

Nato a Levane il 21 settembre 1797, compì i suoi studi presso il collegio vescovile di Castiglion Fiorentino. Ordinato sacerdote divenne familiare di Mons. Agostino Albergotti - Vescovo di Arezzo - rimanendo al suo servizio fino alla morte di questi. Il 18 marzo 1826 fu nominato pievano di S.Pietro a Presciano, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 16 novembre 1880.

Le trasformazioni della chiesa nelle forme architettoniche attuali, la costruzione del campanile e del cimitero, oltre all'assistenza di poveri e agli ammalati, specialmente durante le epidemie che travagliarono il secolo scorso - in particolare quella di colera del 1855 - sono solo alcune delle opere compiute dal Salimbeni.

Nella conservazione dell'archivio curò la redazione di un diario, dove annotò gli acquisti di arredi sacri e tutti gli interventi e i restauri della chiesa, al cui impianto originario aggiunse l'abside e le volte a botte sorrette da 12 colonne.

 

Salimbeni

Arrivato a Pieve a Presciano quando ormai non si respirava più un clima di restaurazione e cominciava a crescere l'idea di nazione, visse con la sua comunità, senza molti traumi, i mutamenti sociali e politici che portarono all'Unità d'Italia.

Seppe quindi collaborare con tutti lavorando non per il proprio interesse ma per il bene comune e furono cinquantaquattro anni di febbrile e intensa attività in ogni campo che fecero crescere materialmente e spiritualmente la sua comunità di Presciano.

La popolazione lo amò tanto e il suo ricordo era ancora vivo che, 50 anni dopo la sua morte, il suo corpo venne trasferito con una solenne liturgia dalla cappella del cimitero alla sua amata Pieve di S.Pietro realizzando così il suo ultimo desiderio.

 

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