Il Museo d’Arte Sacra

di Montevarchi

Laura Bonechi

Dall’interno della Collegiata si accede al Museo di Arte Sacra.

Nella prima sala possiamo ammirare opere ed oggetti d’arte che appartenevano al corredo liturgico della chiesa. Tra questi ricordiamo tre antifonari del XIV Sec., ed un tempietto ligneo dorato di forma esagonale sulle cui facciate sono raffigurati alcuni santi e la Vergine. Il ritrovamento nel 1990, nell’archivio della Collegiata, del mandato di pagamento dell’opera rendono certi il nome dell’autore e l’anno di realizzazione: Giovanni del Brina, 1567. Questo manufatto, come quello realizzato in argento e smalto tra il 1630 ed il 1709, ha custodito la reliquia mariana.

Numerosi inoltre sono gli esempi di croci astili, ostensori, pissidi ed altri oggetti di uso liturgico che spaziano dal XIV al XVIII Sec. di ambiente fiorentino e aretino. Fra questi si impone per bellezza e ricercatezza una croce processionale in argento sbalzato e cesellato, realizzata intorno al 1552 da Pietro di M. Spigliati, aiuto del Cellini. La croce è l’unica opera documentata, sempre da un pagamento, dell’orafo fiorentino.

Alle pareti, provenienti dalla vicina chiesa di Cennano, due affreschi distaccati: una Madonna con Bambino e santi riferita a Luberto da Montevarchi (XV-XVI Sec.), allievo del Perugino; ed una "Madonna del libro" di scuola fiorentina del XIV secolo.

Percorrendo il corridoio verso la seconda sala notiamo la ricca collezione di reliquiari, per lo più manifatture toscane in legno dorato di vari periodi.

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Entrati nella seconda sala siamo colpiti da una struttura molto bella, ma diversa per gusto dalle opere finora ammirate: si tratta del più volte ricordato tempietto robbiano, progettato e costruito nella controfacciata destra della chiesa appositamente per conservare la reliquia del sacro latte ed ornato con terracotte invetriate opera di Andrea della Robbia. Letteralmente smembrato durante i lavori del 1709, le robbiane furono murate sulle pareti della nuova sacrestia della confraternita fino a quando, nel 1973, dopo un paziente lavoro di ricerca, si giunse alla ricostruzione dell’intero tempietto, realizzato sulla base dei disegni esposti nella stessa sala.

La cappella, nella quale prevale la bicromia bianco/azzurro, presenta un altare con paliotto raffigurante cristo che esce dal sepolcro con la Madonna e S. Giovanni Evangelista. Sopra l’altare, la pala presenta una grande predella nella quale quattro angeli indicano una grata posta al centro della stessa. Da questa grata era possibile vedere il locale dietro al tempietto nel quale era conservata la reliquia. Due nicchie sopra la predella contengono ciascuna una statua a tutto tondo, rispondente ai canoni classici della bellezza ai quali Andrea della Robbia si ispirò: si tratta di San Giovanni Battista e S. Sebastiano. La statua di Maria col Bambino, che spicca al centro della pala, è un calco: l’originale si trova sull’altare maggiore. Una fila di cherubini bianchi su fondo azzurro orna il fregio che corre internamente ed esternamente al tempietto, fatta eccezione per quei due lati che originariamente appoggiavano alla parete. Una concessione al cromatismo è rappresentata dalle quattro lesene con decorazioni fitomorfe che dividono la pala in tre spazi distinti. La bella decorazione della copertura è realizzata da una composizione di dodici formelle azzurre inserite in un reticolato composto da formelle bianche quadrate e rettangolari, impreziosite da decorazioni floreali.

Altre sono le robbiane conservate in questa sala, fra queste un bello stemma di Montevarchi sorretto da due angioletti paffuti ed un grande bassorilievo raffigurante la consegna della reliquia del latte da parte di Guido Guerra nelle mani del priore di S. Lorenzo. Il conte aveva ricevuto in dono la reliquia da Carlo d’Angiò, quale ringraziamento per i servigi resi nella battaglia di Benevento.

Sicuramene meno vistoso ma molto antico, un bassorilievo in pietra di scuola toscana datato 1283 ricorda il martirio di S. Lorenzo. Originariamente era collocato sulla facciata della chiesa, al posto di quello che vi possiamo ammirare oggi e che risale al 1932.

Il Miracolo di San Cesareo

Il quadro recentemente restaurato è conservato nella prima sala del museo. Porta la data 1666 e ricorda una terribile grandinata che per intercessione di S. Cesareo avrebbe risparmiato Montevarchi. L’opera è particolarmente interessante in quanto l’autore unisce al messaggio trascendentale la rappresentazione verosimile dell’ambiente circostante. Sono ben identificabili: il ponte sul dogana, l’antemurale, il convento delle monache, la Collegiata, la chiesa di S. Lodovico e la chiesa di S. Antonio Abate, messa particolarmente in evidenza perché di essa era la committenza del quadro.

(da Bernacchioni F.; Bonechi L.; Ermini C., Valdarno, Itinerari tra arte e natura, Montevarchi, Edizioni Campi Tusci, 1998, p. 46)

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