IL PATRIMONIO ARTISTICO
(disegni, testo e foto di Massimo Tosi)
Il complesso conventuale dei SS.Cosma e Damiano al Vivaio sorge nel luogo dove già esisteva un ospizio per viandanti gestito dai francescani. La chiesa è del 1516 ed all'interno mostra un bassorilievo donatelliano in terracotta dipinta e numerose tele seicentesche, un organo e affreschi sulla volta della fine del XVIII secolo. Molto pittoreschi i giardini annessi al convento.
L'Oratorio del Crocifisso
risale al '300, ma è stato rimaneggiato nel Seicento; è di forma semplice: un'unica navata con al centro un altare a forma di ara in pietra serena. E' sito a mezza costa della strada che dal centro urbano, lungo il fiume, porta al Castello. Al suo interno si conservano tredici quadri votivi dedicati al Santissimo Crocifisso, che dimostrano la grande notorietà dell'edificio religioso in tutto il Valdarno. Il Crocifisso miracoloso fu portato ad Incisa nel Trecento da una processione di penitenti bianchi, così detti dal colore della veste; essi invocavano fratellanza e perdono quali rimedi contro le avversità. Ancora oggi ad Incisa si celebra la festa del perdono. La devozione popolare è testimoniata dalla presenza dentro l'Oratorio di numerosi ex-voto. L'Oratorio è stato restaurato nel 1969.L'ex-oratorio di S.Alessandro
risale al 1591 e divenne chiesa parrocchiale nel 1786. All'interno conserva il trittico di San Michele di Andrea di Giusto, opera di grande valore artistico proveniente dalla antica chiesa omonima di Mormiano; la tavola fu dipinta dal pittore fiorentino morto nel 1450. L'autore appartiene a quella schiera di artisti tardo-gotici che si trovarono a contatto, nei primi decenni del secolo, con la rivoluzione prospettica di Masaccio, Donatello e Brunelleschi. E' facile trovare nella tavola gli influssi dell'Angelico, nella delicatezza dei colori, e dello stesso Masaccio, nella robusta costruzione della Madonna col Bambino. La tavola centrale si ispira, infatti, al Tabernacolo dei linaioli dell'Angelico e rappresenta la Madonna con il Bambino ritto sulle ginocchia, il Bambino è vivace e solido con gesti e sentimenti umani, elementi cari alla poetica masaccesca. Ai lati San Michele Arcangelo e un Santo Evangelista, forse Giovanni. Nel primo sono evidenti i colori dell'Angelico e la posa sembra ispirarsi a modi donatelliani; il secondo conserva ancora lo schema della grande pittura gotica nelle vesti e nel drappo retrostante, ma è presente una vigoria tutta nuova molto vicina a Masaccio.Tra gli edifici religiosi più antichi del Valdarno Superiore e della Diocesi di Fiesole è la chiesa romanica di San Vito a Loppiano situata sopra l'abitato di Incisa a pochi chilometri di distanza.
Nell'aspetto attuale, frutto di interventi ed aggiunte di epoca successiva, non sono riconoscibili i caratteri romanici se non per l'impianto planimetrico a tre navate e per l'orientamento, da oriente ad occidente con la facciata ad ovest e l'altare maggiore a est.
Le colonne a conci di pietra serena arenaria sono state inglobate nei pilastri e i paramenti murari delle pareti a filaretto sono stati intonacati. La chiesa risulta essere più corta del dovuto, non sia sa perché, infatti, al posto dell'abside si trovi una cappella quadrata non in sintonia con la tipologia romanica. Tra la chiesa e la canonica si trova un chiostrino di epoca rinascimentale. All'interno della chiesa è conservata la cosiddetta Madonna della cintola, attribuita dal Berenson (1932) a Francesco d'Antonio pittore fiorentino, operante tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, un momento delicato nel quale si fondono le prime esperienze prospettiche masaccesche con l'elegante pittura tardogotica. Allievo di Lorenzo Monaco, secondo Vasari, il pittore dimostra di risentire della pittura di Masolino e Masaccio con un metro espressivo improntato a sobria ricchezza.
Nella chiesa di San Vito è conservata una pregevole opera attribuita a Orazio Fidani, da Caterina Caneva nel 1991. Il pittore fiorentino del Seicento fu allievo del Bilivert presso la cui bottega lavorava già dal 1630. L'opera rappresenta San Michele Arcangelo che pesa le anime e proviene dalla decorazione del soffitto della chiesa di San Michele a Morniano. Recentemente restaurato è trattato con una pennellata sciolta e vivace, che esalta al meglio le capacità chiaroscurali dell'autore, il quale ha replicato più volte il soggetto, a lui evidentemente molto caro. Oggi all'interno del Castello di Incisa rimangono, trasformati in civile abitazione, i resti dell'antica chiesa di san Biagio proprio sotto al particolare campanile a vela sorretto da una grossa parete trapezoidale; curiosa costruzione divenuta simbolo della vecchia Ancisa.