La Pieve di Petrolo e la Torre di Galatrona
Laura Bonechi
Un'edicola che ospita la statuetta di San Domenico intento alla benedizione indica l'accesso al piazzale della chiesa. Il colpo d'occhio iniziale può lasciare un po' deluso chi abbia lungamente sentito parlare del suo ruolo preminente nella zona e dei tesori artistici conservati al suo interno. La facciata in pietra alberese e arenaria termina in un tetto a due spioventi ed un campanile a vela con tre aperture. Il campanile, come un po' tutta la facciata, porta evidenti i segni di un rifacimento risalente probabilmente alla prima metà del '500 quando tutto l'edificio fu rialzato ed aperto un nuovo portale d'ingresso. Le nostre fonti fanno risalire la struttura attuale al 1324 sebbene sia certa l'esistenza di una originaria chiesa di Galatrona (Bucine -Ar) molto più antica.| All'interno lo spazio è suddiviso in tre navate da pilastri irregolari intonacati; vi sono esposti quattro dipinti del XVII e XVIII secolo tutti di autori toscani ispiratisi alle vite di San Domenico e di Santa Caterina da Siena oltre che alla Madonna. Di particolare interesse è la "Madonna con Bambino e santi" per quel castello turrito che si scorge dallo sfondo: si tratta del castello di Galatrona di cui è ancora visibile l'unica torre superstite. Recentissimi interventi hanno riportato alla luce anche tracce di affreschi ma, il pezzo più interessante di tutta la Pieve è senza dubbio il fonte battesimale. L'opera fu commissionata a Giovanni Della Robbia da Leonardo Bonafede nel 1516. Il fonte è realizzato in terracotta invetriata sia bianca che policroma ed ha forma esagonale; sui lati, in sei pannelli, è rappresentata la vita del Battista. I pilastri decorati a bassorilievo, che separano l'una dall'altra le formelle, terminano in capitelli di stile composito sormontati da una trabeazione aggettante decorata con putti e ghirlande. |
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Lo stemma mitrato del Bonafede, simbolo di carica vescovile, si suppone essere stato aggiunto in seguito quando Leonardo Bonafede divenne appunto vescovo di Cortona.
Dall'alto di una nicchia affrescata ricavata alle spalle del fonte battesimale il Battista, nell'abito tradizionale, raffigurato a dimensioni naturali, è intento alla predicazione. Realizzata in terracotta prevalentemente bianca, la statua fu commissionata assieme al fonte; la cornice della nicchia invece fu realizzata più tardi con vari pezzi provenienti da un altare.
La chiesa di Galatrona, più esattamente identificata come Pieve di San Giovanni Battista a Petriolo, in quanto Pieve, aveva sotto di sé le chiese del circondario, ben 11, riscuoteva le decime ed era l'unica in cui veniva amministrato il sacramento del battesimo; per questo, a differenza delle altre, ospitava un'opera di tanta bellezza e raffinatezza.
Le meraviglie non sono ancora finite. Sullaltare maggiore un ciborio sempre in terracotta invetriata bianca, ad eccezione degli stemmi del Bonafede, riproduce un tempietto a base esagonale sormontato da una cupola con lanterna cieca sulla quale si erge una croce in legno. Simile al fonte per gli ornamenti, il ciborio porta raffigurate nelle sei formelle laterali alcuni santi tra i quali spiccano San Leonardo, protettore del Bonafede e San Giovanni, patrono della chiesa; probabilmente costituiva una composizione unica con il fonte battesimale.
A questo punto non ci resta altro che sostare in silenzio per cogliere l'armonia dell'insieme e la pace del luogo.
Merita unescursione anche limponente Torre di Galatrona, più semplicemente chiamata "Il torrione", facilmente raggiungibile seguendo le indicazione del C.A.I. La torre è ciò che resta di uno dei più importanti castelli della Valdambra ma, data la sua posizione strategica, non è difficile indovinare che la collina fu sede di insediamenti molto antichi; alcuni studiosi indicherebbero Galatrona come un toponimo di derivazione etrusca. Le tracce murarie tutto intorno alla torre danno per certa la presenza di uno stanziamento romano.
Le prime notizie certe sul castello risalgono al X secolo. Per tutto il Medioevo e fino alla fine del XVIII Sec. le vicende di Galatrona furono legate alle contese fra Firenze e Arezzo prima e Firenze e Siena poi. La sua posizione strategica ai confini tra i territori di queste città la poneva infatti inevitabilmente al centro degli eventi bellici. A partire dalla fine del '700 Galatrona uscì gradatamente dai resoconti di guerra e quindi dalla storia per essere lasciata in balia dei rampicanti. Eppure doveva essere un gran bel castello, con almeno due torri, come viene ricordato in un documento del 1355: una torre vecchia non più esistente, ed una torre nuova che ancora oggi sfida le intemperie. Il complesso oltre che fungere da punto di avvistamento rispondeva alle esigenze di difesa della popolazione. Secondo i documenti del catasto del 1427 esistevano nel castello circa venti case, ovviamente piccole e di proprietà della fascia di abitanti più abbienti che ne possedevano una anche nel borgo. Oggi dellantico insediamento si possono individuare tracce di un recinto murario a forma ellittica fatto di grandi blocchi di pietra e qua e là, all'esterno, tratti di un altra cinta più antica e più spessa. Il torrione è situato sul lato nord delle mura, alla sua sommità si può ancora vedere qualche traccia delle mensole che reggevano il camminamento ed è facilmente individuabile la porta di accesso situata a circa due metri di altezza dalla base. All'interno sono ancora presenti segni dei solai illuminati da una apertura del tetto crollato. Un lato del torrione è per buona parte coperto da rampicanti. Segni del tempo e dell'abbandono sono palesi: profonde crepe solcano i lati aperti alla nostra vista, nonostante questo il Torrione ed il complesso circostante emanano un fascino del tutto particolare. Dal 1992 la zona è stata dichiarata "sito di importanza archeologica".
(da Bernacchioni F.; Bonechi L.; Ermini C., Valdarno, Itinerari tra arte e natura, Montevarchi, Edizioni Campi Tusci, 1998, p. 36)
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