IL PRIMO NUCLEO DEL MONASTERO DELLE SUORE AGOSTINIANE
Dino Porri
Fra le emergenze architettoniche del monastero sangiovannese delle suore agostiniane merita una partcolare considerazione ledificio di via Giovanni da San Giovanni situato sullo stesso lato della Pieve e caratterizzato da una facciata con portico terreno a quattro arcate e da strutture laterizie riferibili al tardo Medio Evo che sono state rimesse in luce da un moderno restauro.
Oltre che come esempio di architettura tardo-medievale ledificio è importante per la parte esercitata nella storia degli "spedali" sangiovannesi e nelle origini del convento agostiniano.
Qui, secondo gli storici locali, ebbe infatti sede, a cavallo tra i secoli XV e XVI, uno "spedale" per lassistenza agli infermi, affidato dal rettore del medesimo e dai signori priori della comunità alle cure di quattro "onestissime donne monache" che, aumentate di numero fino a trenta nellanno 1528 e impoverite nei loro beni per la "voracità" del fiume Arno che aveva occupato un loro podere e per le continue guerre (come scrive il sangiovannese Alerti nel 1754), decisero di vivere in clausura e "principiarono a ridurre il suddetto spedale in forma di monastero".
Certamente questo è il nucleo più antico e pertanto "dovrebbe essere", come è stato scritto (cfr. P.Bonci V. Ermini A.Palmerini, Il Conservatorio della SS.Annunziata , Fiesole 1990, p.48), anche quello originario dellattuale complesso della SS.Annunziata che ebbe inizio e andò consolidandosi secondo la regola agostiniana fino dai primi decenni del Cinquecento.
(Dino Porri, in Missioni, periodico delle suore agostianiane di San Giovanni Valdarno anno 6 N. 2(11) novembre dicembre 1999 p.5).
L "ANNUNCIAZIONE" NELLA CHIESA DELLE AGOSTINIANE DI SAN GIOVANNI VALDARNO
Il grande dipinto dell "Annunciazione" sullaltare maggiore della chiesa delle Suore Agostiniane a San Giovanni Valdarno fu eseguito dal fiorentino Antonio Puglieschi nel 1685 in onore della SS.Annunziata "protettrice titolare di tal convento" (come si espresse, riferendosi a questopera e al suo autore, Giuseppe Maria Alberti nelle sue Notizie istoriche su San Giovanni Valdarno dellanno 1754).
Si tratta di un notevole esempio di pittura tardobarocca che ben si addice alle caratteristiche formali del sacro edificio. Anzi, laggraziato barocchetto della chiesa trova la sua più vistosa espressione proprio negli effetti compositivi e cromatici del dipinto strettamente connesso con la sua elegante inquadratura architettonica in marmo e stucco impreziositi da raffinate sottolineature decorative.
Il Puglieschi, artista molto attivo nellarea fiorentina negli anni tra Sei e Settecento, visse un momento decisivo per la sua formazione in un soggiorno romano di quattro anni alla scuola di Cino Ferri, stretto seguace e collaboratore di Pietro da Cortona, cioè di uno dei maggiori protagonisti dellarte barocca. Ed al filone cortonesco può essere sostanzialmente ascritto il nostro autore, secondo moduli già acquisiti nel suo apprendistato fiorentino e maturati nellesperienza romana nonché integrati da un contatto diretto con lopera di stampo classicista di Carlo Maratta. E ancora molto giovane il Puglieschi quando, appena tornato da Roma, affronta limpegno di lavorare nella chiesetta sangiovannese allora in fase di ristrutturazione, ma già dimostra una notevole capacità assimilativa nei confronti delle componenti culturali delle quali si è nutrita e improntata la sua arte e che qualificati studiosi hanno puntualmente individuato anche nell' "Annunciazione".
Noi proponiamo questo dipinto soprattutto per la sua apprezzabile qualità di vasta composizione (310x170) caratterizzata, nel suo tipico impianto barocco, dalla gestualità ora più animata ora rattenuta dei personaggi, cui dà uno splendido risalto la particolare sensibilità dellartista per il colore che, dalle intense variazioni tonali delle figure di primo piano al morbido incarnato degli angioletti, avviva tutta la scena.
(Dino Porri, in Missioni, periodico delle suore agostianiane di San Giovanni Valdarno anno 4 N. 2 (7) novembre dicembre 1997 p.6).
LAFFRESCO DELLASSUNZIONE NELLA CHIESA DELLE AGOSTINIANE A SAN GIOVANNI VALDARNO
A completamento del ciclo celebrativo della Madonna e della devozione mariana dellOrdine agostiniano, Antonio Puglieschi nel 1685 dipinse nella volta della chiesa sangiovannese della SS. Annunziata lAssunzione, con lintento di esaltare il coronamento glorioso della missione di Maria iniziata con levento dellAnnunciazione rappresentato nella splendida tela dellaltare maggiore.
Purtroppo i rimaneggiamenti subiti nel tempo hanno reso scarsamente leggibili i valori formali dellopera, a proposito della quale il sangiovannese Giuseppe Maria Alberti nel 1754 parlò di "bellissime pitture di sottinsù", cioè da vedersi in prospettiva dal basso. Comunque appare abbastanza chiaro il modulo compositivo di questa scena costruita negli schemi di un barocco temperato da influssi classicisti.
Le figure sono ordinatamente distribuite in due gruppi ben distinti: su un lato, in basso, gli astanti con lo sguardo rivolto verso lalto, le braccia aperte in ammirato stupore o le mani giunte nella preghiera; al centro, librata nellascesa trionfale verso il cielo, la Madonna in gloria, attorniata da angeli festanti; uninquadratura architettonica di altro autore fiorentino circonda laffresco secondo un gusto decorativo tipicamente tardo barocco.
(Dino Porri, in Missioni, periodico delle suore agostianiane di San Giovanni Valdarno anno 5 N. 2 (9) novembre dicembre 1998 p.6).
CASATOURISM - Copyright © 1999. All rights reserved