I MURI DI CINO

Chris Butler

C’è un antico muro che costeggia la strada d’ingresso a Montegonzi (Comune di Cavriglia), fino alla porta medievale, coronato da una lastra di pietra serena intagliata a mano; pochi metri sotto si può scorgere l’orto del Turini meticolosamente curato. Anziché la piccola, affettata piazzetta sovrastante, è il muro della porta il punto principale di incontro a Montegonzi, il suo fulcro sociale , il punto in cui gli eventi di questo minuscolo, arroccato paese sono scambiati e ruminati.

Ma dopo pranzo, mentre tutti sono in casa a riposare, digerire, capita spesso di scorgere una figura solitaria, stiracchiata e in bilico sul muro, con un braccio sugli occhi per proteggerli dal sole e l’altro penzoloni ad indicare la Cina.

Profondamente addormentata.

Cino - raramente chiamato Carlo - è solito schiacciare qui il suo pisolino da anni e fino ad ora non è mai finito, nel dormiveglia, a rotolare fra le carote sottostante del Turini... con il sollievo di tutti.

Questa pubblica dimostrazione di intimità non è la caratteristica principale della giornata di questo uomo timido e riservato: per lo più trascorre il suo tempo in un posto molto diverso, ma ancora collegato ad un muro.

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Le mura di cinta di Montegonzi furono costruite per la preoccupazione della minaccia e, non a caso, per la paura dei cannoni e degli altri marchingegni usati per far spaccare le pietre. Cino spende la maggior parte del suo tempo, da sveglio, dentro quella parte delle mura che varie case sovrastanti usano come propria ancora al terreno, in uno spazio che è in parte una caverna, in parte un labirinto.

Questo è il suo laboratorio: ogni scultura che ha creato è stata prodotta qui. Poche persone di Montegonzi ne hanno visto l’interno e probabilmente non lo faranno mai perchè questo artista del ferro è fortemente protettivo nei confronti del suo spazio di lavoro e gli inviti sono rari, adesso neanche attesi.

Cino in genere lavora a porte chiuse, senza finestre, immerso nella solitudine appagante delle sue stesse creazioni, espressioni e impressioni davvero particolari. Chi vive vicino ormai non si accorge più dello stridere del ferro che viene modellato, dell’urlo delle frese elettriche, del fragore dei martelli e del suono penetrante dei trapani che perforano la dura materia.

Nemmeno l’artista stesso. Cino è sordo dalla nascità. Per lui le proteste del metallo sono solo piacevoli vibrazioni, il ritmo del suo lavoro silenzioso e sereno.

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Il suo spazio di lavoro fu scavato da artigiani medievali molti secoli fa’ ed è rimasto più o meno come era. I muri sono ancora in roccia naturale e arenaria, irregolari e bitorzoluti. Ci sono due caverne, una delle quali è la sua area di produzione, stipata di attrezzi da lavoro, con una fornace e tonnellate di sbarre, lamiere, pezzi e forme varie.

Una scala vagamente definita collega questo ad un altro ampio spazio, pochi metri più alto, arredato su un lato con due enormi, grezze e incredibilmente robuste credenze e sull’altro con antichità non vendute e ricordi generici dell’attività del padre.

Dentro alle credenze ci sono le sue opere... dozzine di pezzi, grandi e piccoli, delicati e robusti, seriosi e ironici, alcuni a cui lui non intende rinunciare, altri già disponibili per una pubblica vendita. Con un misto di impenetrabile timidezza ed assoluto orgoglio, apre gli sportelli per rivelarli: un Graal culturale in ferro, ancorato alla pietra, che si innalza con fiero vigore ad incrociare lo sguardo del fortunato Crociato.

Li presenta come un padre potrebbe presentare i propri figli.

Ciascuno è drammatico nella sua semplicità, complice il materiale o le dimensioni, o entrambi. Mentre lo scultore, per sua natura, si metterebbe in disparte, proprio non fanno lo stesso le sue sculture: loro ridono, fanno festa, incitano, urlano, si accarezzano e ragionano.

Pezzi come "Pietà", "Confessione d’amore", "L’abbraccio" e "Carnevale" sono fusioni divinamente eleganti di angoli, curve e superfici in simbiosi - espressioni di tenerezza e armonia umana.

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Ci sono omaggi ad entità di Montegonzi - "Giulia" e "Ugo" - così come ai suoi idoli personali, tra cui "Auto-Uomo", dedicato al compianto pilota di Formula Uno Gille Villeneuve.

Le sue sculture astratte rivelano un occhio affilato nel cogliere la forma, il movimento ritmico e l’ordine: "Fuoco di carta" e "Luci ed ombre nello spazio" sono delle opere imponenti che armonizzano tematiche complesse in tecniche semplici.

Attraverso i suoi pezzi Cino ride di sbieco, gioca. "Pinocchio", "La pattinatrice" e "La zingara" sono state foggiate per puro divertimento. Ovviamente.

Perché, sotto il sole del muro di Montegonzi, o rinchiuso nella sua caverna medievale, Cino si diverte.

 

Chris Butler